sabato, ottobre 20, 2012

Maratona a Bregenz

7 ottobre 2012 ci sono stato, senza orologio, u ciapà ad l'acqua da stufam e l'ho finita in 3h:23, PB.




La gara
La maratona di Bregenz si corre in tre stati: Austria, Germania e Svizzera. Il mio amico Edi mi ha chiesto se volevo partecipare con lui e così dopo Barcellona, eccoci ancora qui al via di una nuova maratona. La partenza è a Lindau, un'isola sul lago di Costanza collegata alla terra ferma da una strada e una ferrovia. Gli organizzatori, però, ci portano alla partenza col traghetto. Piove, le previsioni non lasciano adito a speranze di miglioramento, tempo da lupi fino a sera. E così sarà. Per me non è un problema correre in queste condizioni, anzi, quello che però non mi piace è aspettare il via sotto la pioggia. Cosi occupiamo un paio di sedie sulla nave spogliatoio e vi rimaniamo fino a dieci minuti prima del via. Indosso un impermeabile usa e getta e prendo posto nel mio blocco di partenza. Il cantante sul palco scalda l'atmosfera, ma il ragazzo a me di fianco trema dal freddo, piove e c'è vento. Alle undici in punto finalmente il via. Questa volta non porto nessun orologio e cardiofrequenzimetro per scelta, voglio correre la mia prima maratona a sensazione. Basta tabelle, ritmi e medie, lascio il mio corpo decidere come meglio crede senza nessun obbiettivo finale. I primi chilometri scorrono tranquilli, molti mi superano, ma io vado per la mia strada. Ad un certo punto mi supera il pacer della mezza da 1h:40', potrei seguirlo per tenere un tempo finale da 3h:20. Non lo faccio e rimango fedele alla mia strategia. Al km 15 il gruppo si divide, ora corro solo assieme ai maratoneti. Qui comincio ad aumentare un po' l'andatura, la pioggia è incessante, il terreno è un po' sterrato ma lo spirito e il morale sono alti. Alla mezza trovo il primo riscontro cronometrico, 1h:44', un tempo che mi piace per stare sotto il mio personale di 3h:26. Aumento ancora l'andatura così da recuperare posizione su posizione e, guardando la classifica finale, questo sarà il mio tratto più veloce. Arrivo in Svizzera, trovo la banda e anche qui un po' di teatro col direttore, dopo aver salutato tutti i banchetti trovati fino ad ora. Superare e fare spettacolo col pubblico, una tattica che non si trova su nessun manuale di corsa e che non ha nulla a che vedere con l'ottimizzazione del consumo delle energie. Però ha un grandissimo effetto sulla mente e mi diverte. Chissà cosa pensano questi miei colleghi dalle facce lunghe e segnate dalla fatica, che vedono un tipo che li supera a 20 secondi in più al km, sorridendo e che scherza con la gente ai lati. Quando mi capita, penso che sarebbe bello che questi disinvolti trovassero un bel muro al km 39, che ci sbattessero contro e poi superarli col ghigno sarcastico, ma non mi succede mai, se non quando ho provato ad imitarli. Invece oggi sono dall'altra parte, qualche corridore mentre lo sorpasso mi incita anche e sopratutto niente muro, per ora.
Al km 33 arrivano i primi dubbi, i polpacci sono duri e può anche darsi che le riserve energetiche finiscano presto. Rallento di qualche secondo al km ma al chilometro 35 capisco che posso arrivare in fondo senza problemi. Al km 41 entro nello stadio di Bregenz e dopo un paio di giravolte taglio il traguardo, dove mi concedo, tra qualche risata, anche qualche flessione in stile Nove Colli, ma certe gare non dovrei neanche nominarle. Prima di lasciare la zona arrivo, mi giro per dare un'occhiata al tempo finale e vedo 3h:24. Non male, questo è sicuramente il mio personale, che alla fine in effetti sarà di 3h:23'. Quattro gare in quattro settimane, non posso correre sempre col massimo della concentrazione e al limite. Un socio del mio club mi disse che correre una maratona deve fare male, altrimenti non è correre una maratona. Non so se abbia ragione, ma correre come oggi, però, è un vero piacere.
Dettaglio della mia classifica.

mercoledì, ottobre 03, 2012

Corsa sulla Schneeberg


"Cosa prendi da bere?"
"Una birra!"
Non è un dialogo rubato in un pub Viennese, ma è quello che ho risposto alla signora addetta al ristoro per gli atleti giunti al traguardo sabato 29 settembre 2012 sulla Schneeberg. La corsa su questa montagna è ormai un classico, si corre lungo la ferrovia, che per l'occasione partecipa anche alla gara nella cosiddetta gara uomo contro la macchina. Una macchina piuttosto vecchia però, che, come una volta, funziona ancora a carbone. Nulla a che vedere con le moderne locomotive che portano i turisti in cima, ma queste non partecipano. Per la partenza mi trovo a Puchberg, appena dietro al cartello della foto, un paese a meno di un'ora da casa mia. La mattina alle 9 ritiro il pettorale e consegno i vestiti di ricambio che verranno portati su col treno fino al traguardo. C'è una marea di gente, al via siamo più di trecento e riconosco atleti molto forti. Il percorso è di circa 10km con un dislivello superiore ai 1100 metri. Dopo un primo chilometro pianeggiante, la strada prosegue in una sola direzione, quella verso l'alto. Al via il gruppo parte con una velocità che sembra una finale olimpionica sui 1500 metri, forse per provare l'ebrezza della velocità, perché dopo i primi metri stare sopra i 10 km/h sarà solo un privilegio dei primi 5. Per quanto mi riguarda, la strategia di giornata è partire piano per poi aumentare nel finale se ne avrò ancora. Al secondo chilometro la salita comincia a farsi sentire e col mio ritmo riesco a risalire numerose posizioni. La strada è larga, ghiaiosa, priva di tornanti e si vede molto bene il profilo. Dopo qualche km, nei pezzi più impegnativi, abbandono la corsa per il passo veloce, il polso è troppo alto. Perdo qualcosina rispetto a tutti gli altri che intorno a me corrono e mi ricuperano con un affanno non trascurabile, ma ho il vantaggio di abbassare il polso e di cambiare il ritmo appena la pendenza cala tornando così davanti. La tattica sembra funzionare in quanto, chilometro dopo chilometro, mi porto sempre più avanti. Ora cinquanta metri di discesa a tutta, quanto mi manca la discesa e sono al km 8 dove comincia la parte più impegnativa. Qui tutti quelli che mi stanno attorno vanno al passo e che passo, non riesco a tenerlo perdendo così diverse posizioni. Su questo terreno, con pendenze intorno al 20%, devo migliorare molto. Sono però rilassato, incito quelli che mi superano e scherzo col fotografo. Evidentemente le ultime due gare hanno lasciato delle scorie, sopratutto a livello mentale. Arrivo al traguardo con un bel sorriso dopo 1h:21' col 93-emo tempo e ricevo una coperta. Qui ai 1800 metri tira un bel vento, le nubi sono cupe, però la vista è limpida e notevole. Per la cronaca, la locomotiva a vapore non ha fatto meglio del quarto posto. Dopo un bel meritato ristoro isotonico a base di birra, prendo il treno per tornare giù alla partenza. La classifica finale si trova qui, i dati del mio Garmin qui.