mercoledì, agosto 17, 2016

Finisher Iron Trail T201

Ultimi 5km
Portata a termine anche questa fatica da 200km e 11500 metri di dislivello positivi. Con un tempo finale di 56h:55':29" ho conquistato il 38-emo posto della categoria uomini su 155 partenti.

Prologo
Giovedì 4 agosto parto da Vienna col treno assieme a Michele alla volta di Davos, Svizzera, dove venerdì 5 agosto partiremo alle quattro del mattino per la gara non-stop lungo le Alpi Engadine denominata Iron Trail 201. La giornata è splendida ma una volta arrivato a Davos sento già i primi sintomi di malessere. Al ritiro pettorale c'è così tanta fila, che approfittiamo per una visita allo Schatzalp, il complesso alberghiero che ha ispirato il romanzo di Thomas Mann "La montagna incantata" e l'ultimo film di Paolo Sorrentino "Youth". Se un centinaio d'anni fa la borghesia veniva in questi luoghi da ogni dove per stare immobile sdraiata sul balcone, ora ci viene solo per non stare ferma.
Una volta ritirato il pettorale, sacche, tracker-gps per il live della gara e salutato Jimmy Pellegrini, serio candidato alla vittoria finale, dopo una cena frugale ci mettiamo a letto con la sveglia puntata sull'orario indecente delle due di notte.

La partenza
Venerdì mattina prima della partenza il meteo è stato di parola e piove a dirotto. Non fa freddo, ma ci vogliono pantaloni e giacca in gorotex. Un tizio si presenta in pantaloni corti e maglietta, ma non ha la faccia di andare molto lontano. Il via alle quattro in punto dopo un canto propiziatorio. Una partenza che non ho mai visto, con i corridori che invece di stare sulla linea di partenza, che rimane deserta, stanno al riparo sotto qualche tettoia. Anche la prima classificata Andrea Huser, già in questo frangente regala ben ventisette secondi sul suo tempo finale, prima di decidersi a partire. Mi aspettavo un breefing pregara con le solite romanzine dell'organizzazione, su eventuali tagli o variazioni a causa meteo, invece nulla. Ma si, meglio il silenzio. Dovevano essere più di duecento i partenti, ma il maltempo ha fatto le sue vittime già prima di partire e una quarantina hanno preferito partire il sabato alla T121. Al via siamo 155 partenti con gruppi anche dall'Asia.

195km all'arrivo
I primi chilometri li corro in sofferenza ed anche se le pendenze sono basse su strade molto facili, ho già un bel fiatone. Il primo cartello che incontro porta il numero 195, che rappresenta i chilometri che ho ancora da percorrere. Sono tre cifre, allora mi concentro più su quelli percorsi, sei chilometri direi facili.

A Bergün
Dopo quattordici chilometri e la prima uscita a duemila metri incontro fotografo e il primo ristoro. È ancora un po' buio, ma la pioggia è calata sensibilmente. Dopo un breve ristoro, con Michele ci avviamo al primo passo di giornata, il passo Scaletta a quota 2606. Doveva esserci la neve, invece ci sono solo nuvole, la via è abbastanza semplice mentre la vista è un po' limitata dalla foschia. È un ambiente fatto solo di prati, laghetti e sassi al quale non sono abituato.  Dopo un lungo traverso arrivo al secondo ristoro in quota, non ho molto caldo, ma un bel brodo mi rimette in sesto per la lunga discesa verso Bergün. In questi tratti vedo gli addetti della protezione civile che presidiano punti dove l'acqua potrebbe causare delle frane. A Bergün abbiamo messo 38km alle spalle e il morale è ottimo.

Verso Samedan
Dai 1366 metri di Bergün riprendo piano piano a salire. Sotto la ferrovia, in mezzo a splendide cascate, ma la pioggia non molla mai un secondo. Nel gazebo di Naz ci aspetta la prima pasta di giornata. Una volta saliti fino a lasciare la vegetazione ad alto fusto, avviene, come da previsioni meteo, un forte calo della temperatura. Il vento è forte e i miei bastoni in carbonio diventano così freddi che coi guanti da ciclista a dita scoperte non riesco più a tenerli in mano. Non voglio fermarmi a cambiare i guanti, in quanto devo fermarmi, togliermi la giacca, zaino e cercarli, così faccio prima ad infilare i bastoni sotto la giacca.
Per non prendere troppo freddo vado su a razzo con qualche bel guado, correre nel torrente è sempre una gioia. Finalmente arriva la discesa, una piccola serpentina incastonata nella parete verticale esposta al forte vento, con neve e pioggia ghiacciata. Una volta sceso al ristoro di Spinas a 1819 metri ho tempo per un brodo caldo e finalmente il cambio di guanti. Prima di raggiungere la base vita di Samedan, col primo cambio dei vestiti, c'è ancora da scalare il passo di Margunin a 2426 metri. Una salita che mi mette in grosse difficoltà dove la quota mi mette addosso un gran fiatone. La discesa verso Samedan è così fangosa che mi ricorda quella del Trail del Salame e così, senza mai cadere veramente, riesco a recuperare il terreno perso in salita. A Samedan non sono ancora le 18, oltre al cambio vestiti per la notte, m'informo sull'andamento della gara e Jimmy è già a Maloja, in testa, quaranta chilometri più avanti.

Pontresina
All'uscita del punto vita, non ho delle buone sensazioni. Sono vestito troppo coperto e in salita arranco. Quindi via la giacca, via le braghe lunghe e salgo meglio. Poi con la quota il vento aumenta e via che devo rimettere la giacca e poi le braghe. Approccio la salita al Segantini che non è ancora buio, nel compenso nei pressi dei 2731 metri del passo comincia a nevicare forte con le raffiche di vento che la rendono quasi orizzontale. Qui indosso guanti in gorotex e lampada nei pressi di un rifugio chiuso dall'aria fantasmatica. All'inizio della bella discesa saluto un simpatico camminatore che va in  senso inverso al mio, trovando anche il tempo per darmi qualche consiglio sulla discesa verso Pontresina. In discesa il meteo migliora decisamente e riesco a riagganciare Michele così da entrare assieme al bel ristoro. Qui decido di provare un piccolo sonno da 20 minuti in quanto ho l'impressione che nel prossimo punto dove potrò dormire sarà di nuovo giorno. Sopratutto c'è in mezzo il Fuorcla Surlej a 2755 metri, il punto più alto della gara da passare in piena notte fredda.

Dove sei Maloja
L'avvicinamento alla salita è lungo una forestale in leggera salita, sarebbe da correre, ma non ci riesco. Quando comincia la salita vera e propria, ritrovo i soliti problemi di respirazione. In ogni modo riesco a tenere un ritmo costante e una buona navigazione. Al contrario di altri corridori, non ho nessun appunto da fare sulla tracciatura del percorso di ben 200 chilometri, dove non ricordo di aver mai sbagliato strada e solo in  un tratto ho acceso il gps per sicurezza. Al ristoro di Station Murtèl vedo delle facce molto tirate. Al giro di boa di Maloja manca solo una lunga discesa e un tratto pianeggiante, almeno è quello che indica il profilo della mappa. Invece la discesa è tutt'altro che bella, piena di sassi, a volte stretta, a volte in salita e piena d'insidie, sopratutto a livello di navigazione. Una volta raggiunto il lago, che è da percorrere in tutta la sua lunghezza prima di arrivare a Maloja, il morale è sotto i tacchi, anche perché si è fatto giorno. In ogni modo, da qui in avanti, i cartelli dei chilometri mancanti saranno a due cifre anziché tre. A Maloja, dopo aver trovato due materassini liberi, ci concediamo un'ora di sonno nella palestra.

Secondo giorno
Al risveglio il mio umore è nerissimo, però dopo la colazione riesco a riprendere la via con Michele, che al contrario sembra rinvigorito dalla pausa. L'organizzatore prevedeva che si potesse abbandonare la gara a Maloja o più avanti a Savognin venendo lo stesso classificati in una speciale graduatoria ed ottenere punti UMTB. Nel risultato finale, però, vedo solo dei DNF e nessuna classifica speciale.
In ogni modo, per quanto mi riguarda, l'abbandono a Maloja non lo considero in quanto non mi fa male nulla, poi non saprei dove andare nella giornata di sabato e per i punti UMTB sono già a posto con quelli che danno al Subway. Quindi avanti sulla salita dell'ennesimo passo a quasi duemila e sette, il passo Lunghin a 2645. Il cielo è ora blu, il sole è splendido e la temperatura è fresca. In questo frangente Michele decide di cambiare ritmo in salita, ne ha abbastanza del mio ritmo da malato di tubercolosi e parte di gran lena per la seconda metà del percorso.
Raggiungo in solitaria il passo senza grossi problemi, però l'altra parte del passo è decisamente diversa. È una parte immersa nella neve e nella nebbia. Mi tocca rivestirmi e stare molto attento a non scivolare, però almeno la via da seguire è, lungo i calpestii, molto semplice. La discesa verso il ristoro di Bivio è facile e corribile e all'ingresso del ristoro saluto per l'ultima volta Michele, che riparte mentre entro. Lo rivedrò solo al traguardo già fresco di doccia e medagliato.

Fango e scarpe rotte
Al ristoro di Bivio me la prendo comoda e seguo la testa della corsa sul maxi-schermo assieme al gruppo dei gestori del ristoro. Jimmy si è appena fatto superare negli ultimi chilometri finali dalla prima delle donne, la svizzera Andrea Huser e, contrariamente da quanto mi aspettavo, Jimmy non riesce a recuperare in discesa. Durante il massaggio post gara, Jimmy mi rivelerà che è stato un dolore tibiale a rallentarlo in discesa, mentre andava molto forte in salita.
La mia gara, invece,  riprende con nuovi problemi. Le scarpe che alla partenza presentavano un piccolo foro nella tomaia, ora hanno una voragine lasciando entrare di tutto e di più. Anche nella maglietta ho fatto un errore di scelta. La maglia lunga effetto cool, col mio ritmo lento in salita scalda troppo, mentre in cima le raffiche di vento hanno effetto congelante e mi tocca indossare la giacca anche se c'è il sole. Anche se il tempo è ormai bello, il terreno dopo la pioggia di ieri è fangoso e pieno d'acqua e spesso mi ritrovo a lavare scarpe e piedi sollecitandone troppo la pelle. Dietro di me le cose non sembrano girare al meglio e l'elicottero deve compiere un'evacuazione in alta montagna. Mi mancano 85 chilometri al traguardo e una famiglia in passeggiata, con tanto di bambini, mi stacca in salita verso Alp flix. In questo paese, una famiglia seguendo il live al computer mi aspetta davanti a casa nella discesa verso Savognin. Padre e figlio scendono in strada e mi accompagnano per qualche minuto incitandomi a non mollare fino a Davos. Molto emozionante e prometto loro di arrivare fino in fondo.

Da Savognin a Lantsch
Raggiungo Savognin di gran ritmo dopo aver iniziato a superare qualche concorrente. Doccia, cambio vestiti, merenda e pulizia scarpe mi costano molto tempo, ma una volta lasciato Savognin devo tirare dritto fino a Davos. Mi informo sui cancelli orari che mi rimangono, Lantsch è alle 3 di notte, Arosa alle 13:15, Davos alle 20. Lascio Savognin intorno alle 19. Qui il percorso è completamente differente da quello che ho incontrato fino ad ora, quote intorno ai mille metri e strade molto ben tenute e scorrevoli. Però i miei piedi mi fanno sempre più male e faccio fatica a correre. Qui incontro di nuovo il camminatore che avevo incrociato ieri, stessa ora, nella discesa verso Pontresina. Ci scambiano qualche impressione e mi rivela che quest'anno non poteva essere in gara, ma ha voluto lo stesso salutare i concorrenti prima della notte.
Arrivato a Lantsch chiedo l'intervento del medico per vedere se riesce a rimettermi i piedi in sesto. Piedi che sono rimasti in umido troppo a lungo e si sono screpolati. Il dottore mi attacca dei pad di gomma che danno sollievo. Dopodiché mi metto a letto e mi lascio svegliare dopo 45 minuti. Il risveglio è surreale e mi ci vuole un po' a capire dove mi trovo e cosa stia facendo. Dopo un buon ristoro lascio Lantsch all'una di notte.

Il secondo giorno volge al termine
Il dottore mi ha consigliato di camminare con calma, invece, grazie ai suoi pad, vado alla grande ed ho ripreso a correre anche nei tratti di leggera salita. A Lenzerheide il percorso si fa decisamente difficile e dopo un lungo traverso raggiungo il ristoro di Scharmoin. Ma dov'è il ristoro? Semplice, per l'acqua ci sono le fontane, cibo non è previsto e un distributore di bibite regala bevande a chi riesce a trovarlo. Un corridore della T91 che si sta ritirando mi spiega la situazione. Così, sempre in solitaria, riparto verso il prossimo ristoro a 2511 metri lungo una ripida pista da sci. Ancora una volta la quota mi mette alle corde, ma la vista del passo all'alba è grandiosa. Al ristoro prendo tutto il tempo necessario per continuare senza dover più usare la lampada. Inizia il terzo giorno di gara.

Verso Arosa
Prima di arrivare ad Arosa, devo salire sul Weisshorn, tanto per cambiare a 2653 metri. Però il nuovo giorno ha portato delle novità, infatti in salita non ho più il fiatone. Finalmente dopo quattro giorni di pena, il mio fisico sembra si sia adattato alla quota. In salita il passo è ora ottimo e anzi mi dico di stare calmo e non strafare in quanto la gara è ancora molto lunga. In cima, a quest'ora, la vista è a dir poco grandiosa. La picchiata verso Arosa è fantastica e dopo una sosta di qualche minuto, riparto per Davos che non sono ancora le nove e i cancelli orari sono solo un lontano ricordo.

Verso il traguardo di Davos
Da Arosa a Davos mancano solo 18km, meno di una mezza maratona e se uno vuol fare un bell'errore, magari può pensare che in due ore una distanza simile la si fa tranquillamente.
Invece è un continuo saliscendi sui duemila metri e prima di arrivare ai 1568 metri di Davos, bisogna passare sul passo Strela a 2347 metri, con in mezzo un paio di passi intorno ai 2000 metri. In questi chilometri finali trovo ottime sensazioni, supero numerosi corridori che gareggiano in distanze inferiori, in salita non mollo e in discesa vado senza badare a perdite. Infatti non sono molti che hanno segnato un tempo inferiore alle 4h:14' nel tratto Arosa-Davos. Il passaggio al ristorante dello Schatzalp, a tre chilometri dal traguardo, è spettacolare, dove tutti gli avventori applaudono festanti. È una discesa splendida e quando arriva il momento di tagliare il traguardo è una grande emozione.

Per concludere
"Was für ein Lauf", è questo il primo commento che dico all'organizzatore al traguardo. Lui ride e mi risponde in italiano: "Tutti matti".
Duecento chilometri, 11500 metri di dislivello positivi, quasi 57 ore di gara non-stop, sono numeri che non mi lasciano per nulla indifferente. Anche se i piedi non mi entrano più nelle scarpe e solo ora mi fanno un male micidiale, è un orgoglio far parte di quei 64 finisher su 155 che hanno avuto la voglia di provarci. Nonostante l'acqua, il vento, la neve, l'effetto quota, il sole cocente, le scarpe distrutte e abbigliamento a volte sbagliato, tagliare il traguardo in questo modo è un'esperienza indimenticabile.

La classifica finale si trova qui.

Primo ristoro venerdì notte

Samedan, primo giorno
Discesa finale
Schatzalp e Davos sullo sfondo
Al traguardo di Davos, domenica

mercoledì, luglio 27, 2016

Iron Trail 201, la prossima tappa

irontrail.ch
La settimana prossima arriverà il momento di partire verso Davos, in Svizzera, dove sono iscritto al trail T201.
Dopo un giugno pieno di gare, ho scelto di dedicare il mese di luglio al recupero rinunciando alle competizioni e rispolverando La montagna incantata ( Der Zauberberg) di Thomas Mann, romanzo ambientato a Davos.

Interessante il confronto con i chilometri di gara che ho percorso in giugno, circa 200 suddivisi in quattro settimane.
Il prossimo 5 agosto, invece, saranno 200 in un colpo solo con il doppio dei metri di dislivello.
Il live della gara su my race result e sul sito irontrail.ch.

martedì, luglio 12, 2016

Maratona delle notti bianche San Pietroburgo

Edi, Kauko e Igor al traguardo
Alla quarta settimana di gare consecutive, mi sono concesso la partecipazione alla maratona delle notti bianche nella città di San Pietroburgo in Russia. L'occasione è stata quella di festeggiare il cinquantesimo compleanno del mio amico Edi con una maratona un po' fuori mano.
Con un tempo di 5h:51':04" abbiamo terminato brillantemente anche questa maratona contrassegnata da un gran caldo.

Qualche nota sulla logistica della gara

Ho organizzato la maratona per conto mio, senza appoggiarmi a nessuna agenzia, anche se mi sono aggregato al gruppo del mio amico Edi. La parte più complicata è stato il visto. Un visto che ho ottenuto direttamente all'ambasciata russa di Vienna. Per il visto russo a Vienna da italiano, occorre un Meldezettel non più vecchio di sei mesi. Senza Meldezettel, l'ambasciata di riferimento è quella di Roma, non quella russa a Vienna. Per prima cosa ho prenotato l'albergo (hotel Moscowa) con booking.com, così ho ottenuto l'invito per il soggiorno, invito che ho pagato 700 rubli extra.
Poi, siccome non ho altre assicurazioni sul viaggio tipo quelle che offrono le carte di credito, ho stipulato un'assicurazione extra da 10 euro per quattro giorni con la compagnia Uniqa. La sanità austriaca non era sufficiente. Con questi documenti ho compilato la domanda del visto online, rispondendo a tutte le domande e poi stampato il risultato. Poi vi ho incollato sopra una mia foto recente valida per il passaporto. Ho anche compilato un foglio in word (russo-inglese) trovato online con sopra le estremità della mia assicurazione del viaggio. Poi ho prenotato online la visita al consolato russo di Vienna, dove poi mi sono recato con tutti gli incartamenti (meldezettel, richiesta visto con foto, invito hotel, foglio assicurazione, copia contratto assicurazione e passaporto). Il primo appuntamento disponibile in aprile era dopo sette giorni, ma a fine maggio era diventato di tre mesi.
Al consolato hanno controllato che avessi l'appuntamento, poi dopo aver pagato 35 euro con il bancomat (contanti non vengono accettati) e consegnato la documentazione sono tornato a casa senza passaporto. Dopo sette giorni sono ritornato al consolato per ritirare il mio passaporto con il visto.
Alla maratona mi sono iscritto dal sito ed è costata 20 euro e non era necessario presentare un certificato medico.
Dall'aeroporto di San Pietroburgo all'hotel ho preso un taxi con il mio amico Edi, che era già prenotato per lui, un servizio che offrono i pacchetti delle agenzie. Però è possibile senza grandi problemi prendere il bus fino alla stazione della metro e da lì arrivare fino all'hotel Moscowa passando dalla linea 2 alla 4. Le stazioni sono scritte in cirillico ma anche in inglese e non è difficile salire sul treno giusto. Per il biglietto metro singolo, lo si compra dallo sportello della stazione (gettone). Nelle macchinette si compra la scheda (60 rubli) vuota che poi va ricaricata sempre nella stessa macchinetta (5 corse 170 rubli). Il menu della macchinetta era anche in inglese e quindi utilizzabile, per chi come me, non conosce il russo. Al ritorno sono andato all'aeroporto con la metro e bus. Il biglietto del bus l'ho fatto direttamente sull'automezzo, come tutti gli altri passeggeri.
Al ritiro pettorale e alla partenza sono andato in metropolitana e non ho trovato difficoltà. Al ritiro pettorale, nell'Expo maratona, ho anche usufruito di un massaggio di un'ora a 800 rubli.
In gara, ai rifornimenti abbiamo trovato acqua in bottiglie da mezzo litro, qualche banana e pane nero. La medaglia è bella e dopo l'arrivo abbiamo ricevuto, oltre all'acqua, del tofu. Per 20 euro di iscrizione oltre alla maglietta, non ci si può aspettare grandi rinfreschi, ma tutto il blocco del traffico della città sono valsi molto di più del prezzo dell'iscrizione. Il chip del tempo era legato al pettorale, in alcuni tratti mi sono messo la maglia sopra la testa perché mi grattava troppo, ma poi dopo una settimana mi sono trovato squalificato nella classifica ufficiale. Probabilmente il chip non ha segnato il tempo nel passaggio alla mezza o il pettorale non era sempre visibile.
Il percorso della gara è molto scorrevole, passa vicino a molti punti turistici ma il problema quest'anno è stato il gran caldo. In più le splendide notti bianche pregara non garantiscono molto riposo. Per me è una competizione per ammirare la città.

Per chi non è mai stato a S. Peitroburgo, penso che un pacchetto organizzato sia il modo migliore per partecipare alla maratona delle notti bianche. Per quelli come me, invece, che hanno già visitato le classiche attrazioni turistiche della città, magari il viaggio organizzato in proprio offre la possibilità di vedere attrazioni alternative, come una visita sui tetti dei palazzi o il museo di Dostojewski.


Al ristoro


Sulla nevsky prospekt
Al traguardo


martedì, giugno 28, 2016

Veitsch 2016

In azione sul Teufelsteig
Come lo scorso anno sono qui sulla frontiera del monte Veitsch per completare l'abbinata Mozart -Veitsch in una settimana. Questa volta ho delle sensazioni migliori, anche se i problemi che ho avuto a Salisburgo alla gamba sinistra non sono del tutto scomparsi. Con Michele arriviamo in tempo per ritirare il pettorale e scattare una foto prima della partenza. Quest'anno è la trentesima edizione della gara e i partecipanti sono numerosi. Con un sole quasi prepotente partiamo alle nove in punto, il mio obbiettivo di giornata è quello, oltre  terminare la gara di 54km e 2200 metri di dislivello, quello di correre più possibile in salita. Nella prima sezione mi riesce a meraviglia, ma alle prime discese comincia a darmi fastidio qualcosa nella coscia posteriore, è il riaffiorare dei problemi sentiti la settimana scorsa a Salisburgo.
Al primo passaggio di consegna della staffetta mi ritrovo con un ottimo tempo intermedio ma con le gambe usurate. Così cambio strategia e da qui in avanti cerco di prenderla comoda, ma il dolore diventa sempre più insopportabile. Sul plateau del monte Veitsch la crisi diventa preoccupante, mentre la corsa è solo un bel ricordo, anche il passo diventa problematico con numerosi inciampi e la difficoltà di alzare la gamba sinistra. Mi chiedo se valga ancora la pena continuare, se sia arrivato finalmente il momento di accettare il primo DNF della carriera. Con uno degli ultimi tempi intermedi di sezione, arrivo al secondo passaggio di consegne della staffetta, il posto adatto per staccare il pettorale dalla maglia.Qui sorprendentemente ritrovo la compagnia di Michele, dove anche il suo trail di Zugspitz  della settimana scorsa non sembra così ben digerito.
Nel terzo e ultimo tratto il tipo di terreno cambia e così provo a continuare. In effetti la discesa nel bosco su terreno morbido non è dolorosa e  ritrovo fiducia. Che però i problemi non siano svaniti nel nulla, me ne rendo conto quando mi trovo sul piano delle forestali, ma ormai non vedo più nessun ostacolo per raggiungere il traguardo. Traguardo che taglio in solitaria dopo 6h:48' con grandissima gioia e per la prima volta mi sento di baciare il terreno dell'arrivo.  La classifica finale si trova qui.

In difficoltà
Pronti per partire

domenica, giugno 19, 2016

Mozart 100

Al secondo ristoro
Era da un po' di tempo che aspettavo quest'appuntamento per la mia seconda presenza a Salisburgo per partecipare alla Mozart 100, quest'anno con un tracciato leggermente modificato rispetto allo scorso anno, un po' più lungo e duro. Per l'occasione ho sfoggiato il mio nuovo vestiario, acquistato apposta (attenzione, non rientra nel materiale obbligatorio) per partecipare alla gara nella città di Mozart, una sorta di copia del vestito tradizionale ma di un materiale adatto alla corsa.
Quest'anno il meteo è stato molto differente, con uno splendido sole che nel pomeriggio ha lasciato spazio ad un piccolo temporale, ma niente di paragonabile al diluvio dello scorso anno. Tra le chiacchiere tra i soliti ultras e foto, è arrivata in un attimo l'ora di partire, le cinque del mattino, per i classici due giri nei dintorni delle città, con un totale di 104km e 3000 metri di dislivello positivi.
Quest'anno ho scelto una tattica molto semplice a livello teorico, vale a dire correre su ogni salita e andare tranquillo del mio passo in pianura e discesa. Già dall'inizio mi sono sorpreso della facilità di corsa in salita, mentre sono rimasto un po' perplesso sul mio ritmo sulle strade asfaltate pianeggianti. In ogni modo, la parte nuova del percorso, un misto di sentieri abbastanza impegnativi, mi ha entusiasmato. Forse un po' troppo, perché il quadricipite posteriore sinistro si è malmesso, un infortunio che conoscevo solo nei miei trascorsi calcistici. In ogni modo il primo giro l'ho concluso con un buon ritmo e magari un po' troppo brillante, anche se per due volte ho sbagliato strada per aver interpretato male i segnali (tre frecce nella direzione giusta e una in quella sbagliata, ho visto solo quella; una freccia che indicava dritto, l'ho interpretata come andare su in alto).
Nel secondo e più impegnativo giro, teoricamente si trattava di ripetere lo stesso ritmo, cosa che mi è accaduta fino ad un certo punto. Il sole e muscolatura hanno cominciato a farsi sentire, ma pensare di farsi più di dodici ore di corsa senza problemi è un po' come chiedere la luna. Così, al primo incontro ravvicinato con il lago Fuschl, quasi tutte le salite lasciate alle spalle, non ho resistito alla tentazione ed ho fatto un bel bagno rinfrescante. Esperienza che mi ha rimesso in carreggiata, bissata pochi chilometri dopo al ristoro della cittadina Fuschl am See.
Col secondo passaggio al circuito automobilistico è arrivato un temporale, il quale mi aspettavo più rinfrescante, invece, oltre a rendere l'asfalto viscido, mi ha creato qualche problema respiratorio. All'ultimo ristoro alle porte della città sono arrivato bello cotto, ma carico di speranze in quanto il percorso era ormai abbastanza agevole. Invece, appena uscito dal ristoro, non sono più riuscito a correre, almeno fino a quando i gels presi per disperazione non hanno cominciato a fare effetto. Così, sui ripidi gradini della montagna cittadina a due km dal traguardo,  ho provato ad andare a tutta, compreso un paio di scivolate sulla scalinata della discesa finale. Sforzo che a grandi linee ha avuto la stessa utilità della crema solare per i cani.
Comunque nel centro storico di Salisburgo ho poi avuto il tempo per tornare ad un ritmo ragionevole, salutare personalmente almeno due terzi dei turisti in piazza e tagliare il traguardo prima che iniziasse la seconda partita dell'Europeo di giornata.
12h:34' il tempo che ho impiegato per la 22-ema posizione generale, subito immortalato da una bella foto con tanto di cornice che è stato il regalo, oltre alla medaglia, per tutti i finisher. La classifica finale si trova qui.

Per concludere. Alla fine non ho potuto non ringraziare gli organizzatori della Mozart100 che hanno tolto, seppure per un giorno, il centro storico di una città come Salisburgo ai turisti per consegnarlo nelle mani di corridori ultra, che magari sono abituati ad andare nei posti più improbabili per trovare un po' di tranquillità in mezzo la natura o passare qualche ora girando intorno.


Incitamento personale per attraversare la strada

Punzonatura




giovedì, giugno 09, 2016

Mozart100 pronti al via

Dalla pagina FB Mozart100
Tutto è quasi pronto per la mia seconda partecipazione alla Mozart100, in quei di Salisburgo, il prossimo 18 giugno.
Per scaldare i motori, ho scelto una breve gara di rifinitura a Siegenfeld per il tradizionale Wappenlauf.

Gara che si è allungata rispetto agli anni scorsi e che quest'anno ha presentato l'insidia del terreno bagnato.
Ho provato il nuovo abbigliamento in versione Mozart e con una 27-ema posizione finale in 51':28" posso dire che tutto è ormai pronto per Salisburgo.

lunedì, maggio 30, 2016

Trail del salame

Appena partiti

Domenica 29 maggio, approfittando di un allungo di una mia breve visita in Italia,  ho partecipato al Trail del salame, corsa in natura con partenza e arrivo a San Michele Tiorre nell'Appennino parmense. 36km con 1600 metri di dislivello positivi erano i dati salienti del percorso che ho scelto di disputare.

Alle otto e trenta siamo partiti sotto una leggera pioggerella, condizioni meteo che non mi hanno messo in allarme più di tanto. Dopo il passaggio attorno al primo castello, quello di Felino, ho dovuto invece constatare che ho sottovalutato la situazione, occhiali appannati e fango, che in alcuni tratti era davvero insidioso, mi hanno mostrato che avrei dovuto fare scelte diverse sulle scarpe e lenti. Però il bello della pioggia è che ha cancellato di colpo tutti i problemi respiratori che ho avuto nelle gare delle settimane scorse. Così, di ottimo umore, ho cercato un ritmo tranquillo ma costante, specialmente in salita. Il percorso è stato sempre vario, con la particolarità di essere spesso fuori dal bosco così da poter ammirare la bellezza dell'Appennino del quale sono sempre più fan. In alcuni tratti il fango era davvero insidioso e senza l'uso di corde appositamente collocate, non so come avrei fatto a salire.
La discesa su terreni scivolosi non è proprio il mio forte e nemmeno posso usare la scusa delle scarpe (vedi foto sotto), in quanto la seconda delle donne mi ha superato con estrema disinvoltura con le mie stesse calzature su tratti molto scivolosi. Ho provato anche un po' a tenere il suo ritmo, ma alla prima indecisione sono finito subito a terra. Così ho lasciato perdere la discesa e mi sono concentrato sulla corsa in salita, cercando di non usare mai il passo per quanto possibile. Tattica non del tutto strampalata che mi ha regalato un piazzamento nei primi trenta col tempo di 4h:08'. La classifica finale si trova qui.

Per concludere,  la levataccia della domenica mattina e il conseguente rientro a Vienna col treno notturno ne sono valsi la pena, il trail del salame è una gran bella gara con un'ottima organizzazione e uno splendido percorso.

Dormitina prima della partenza


Vista appannata

Scendere a razzo: a sinistra senza volo, a destra meglio dimenticare

A pochi chilometri dal traguardo
Una delle tante discese infangate